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“Portami con te, è quello che mi dici in ogni momento che ci separiamo, portami dove si posano i tuoi occhi, dove vola la tua testa, dove vanno i tuoi pensieri”.
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27 maggio 2009
Alle elezioni europee questa volta voto...

Compila il modulo cliccando qui e scrivi nello spazio per il messaggio la tua dichiarazione di voto!
| inviato da contenutiecontenitori il 27/5/2009 alle 23:1 | |
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27 febbraio 2008
Il lavoro... che stress!!!

Federico Punzi: Ichino nel Pd, ma viene già lasciato solo
da Ideazione.com
Il Partito democratico candida il giuslavorista Pietro Ichino, lo espone alla violenza verbale della sinistra comunista e lo lascia solo, ignorando nel programma elettorale le sue proposte. "Ichino è bravo e darà sicuramente un grande contributo, ma il programma del Pd contiene delle cose diverse dalle sue", rispondono al loft. Tiziano Treu è dovuto intervenire per ricordare che lo studioso parla a titolo personale. Lo stesso Ichino ammette, nell'intervista rilasciata ieri a l'Unità che ha dato luogo alle reazioni più infiammate, che nel Pd c'è sì un consenso di massima sulla “flexicurity”, ma “con idee e proposte diverse sul come attuarla”. E chiosa: “Condurle a una sintesi operativa sarà l'impegno dei prossimi mesi”. D'Alema, sprezzante, chiude così il caso Ichino: “E’ intelligente, coraggioso e creativo. Fare il commentatore, però, è diverso che fare il politico”. Insomma, la candidatura di Ichino dà credibilità al riformismo veltroniano, ma nel programma del Pd le sue proposte non ci sono. Anche il programma del Pdl, dalle anticipazioni fin qui pervenute, sembra ignorare il grande tema del mercato del lavoro, come se la pur ottima Legge Biagi (solo una parte delle idee del professore ucciso dai terroristi comunisti) fosse esaustiva. Giuliano Cazzola, intanto, si chiede perché Ichino non sia stato candidato da Berlusconi. Sarebbe stata la personalità più idonea ad occupare il posto che fu di Marco Biagi nel governo Berlusconi. Sarebbe stato un invito “alla Sarkozy”, cioè nell'ottica del superamento del rigido schema destra/sinistra a vantaggio di un approccio riformatore che si vorrebbe bipartisan.
Ma “se il Cavaliere non ha colto l'occasione - ragiona Cazzola - una ragione ci deve essere. Basta scorrere le prime anticipazioni del programma del Pdl che girano al largo delle tematiche dure del lavoro. Per non parlare – solo per carità di patria – della polemica di Giulio Tremonti contro la globalizzazione”. Così in questa campagna elettorale che si sta aprendo sia il Pd che il Pdl rinunceranno a parlare con chiarezza agli italiani e chiunque vincerà le elezioni non potrà farsi forte della legittimazione necessaria per realizzare le coraggiose riforme che servirebbero nel mercato del lavoro. Intanto, il giuslavorista continua a subire dai comunisti della "Cosa rossa" una demonizzazione purtroppo persino peggiore di quella che la Cgil di Cofferati riservò a Marco Biagi. Ma qual è la pietra dello scandalo? Udite udite: il prof. Ichino propone di risolvere il problema della precarietà nell'unico modo possibile: praticamente abolendo l'articolo 18 del vecchio Statuto dei lavoratori. Le attuali tutele della stabilità del posto di lavoro, osserva Ichino su l'Unità, “si applicano soltanto a 3,6 milioni di dipendenti pubblici e a 5,8 milioni di dipendenti di aziende private sopra i 15 dipendenti. In tutto, circa 9 milioni e mezzo, su di una forza-lavoro di oltre 22. Restano fuori quasi altrettanti lavoratori in posizione di dipendenza: non solo quelli delle piccole imprese, ma anche i collaboratori autonomi, i lavoratori a progetto, gli irregolari. Questo dualismo, questo regime di apartheid è la grande ingiustizia del nostro sistema attuale di protezione. Poi ci sono gli esclusi totali”.
Quella “metà non protetta dei lavoratori porta sulle spalle tutta la flessibilità di cui il sistema ha bisogno; mentre nella metà protetta l'inamovibilità genera inefficienze gravi e anche posizioni di rendita inaccettabili. Il precariato permanente è l'altra faccia dell'inamovibilità dei lavoratori regolari”. E’ più facile divorziare che porre fine a un rapporto di lavoro dipendente. “Più questi sono inamovibili - spiegava Ichino in un suo editoriale di qualche tempo fa - più è difficile, talvolta impossibile, accedere al lavoro stabile e protetto per quelli che stanno ancora fuori della cittadella. E’ quello che gli economisti chiamano mercato del lavoro duale”. La causa della precarietà sta nel fatto che solo una piccola fetta dei lavoratori, gli outsiders non garantiti, sopporta il peso e i rischi della flessibilità dei contratti cosiddetti atipici. Per ridurre la precarietà bisognerebbe spalmare quel rischio, riequilibrare l'area delle tutele, riducendola agli insiders ultragarantiti che continuano a usufruire di una stabilità anacronistica, che neanche tiene conto del merito, ed estendendola agli outsiders. Ma come? Se si esclude l'abolizione per legge della flessibilità, un sogno della sinistra comunista, che condannerebbe i giovani al lavoro nero o alla disoccupazione, i rimedi fin qui tentati si sono limitati a “spostare qualche precario tra i protetti” e a “dare qualche modesto contentino ai molti condannati a restar fuori”. Politiche cui sono ricorsi abbondantemente sia il centrodestra che il centrosinistra in questi anni, spesso aumentando la spesa pubblica.
Se si vuole davvero combattere efficacemente questo apartheid nel lavoro, “la strada è una sola”, avverte Ichino: un “contratto unico a tempo indeterminato per tutti i lavoratori dipendenti, ma a stabilità progressiva”, che preveda cioè “una protezione della stabilità crescente con il crescere dell'anzianità di servizio”, e “disciplinato in modo che siano garantite la necessaria fluidità nella fase di accesso al lavoro dei giovani e una ragionevole flessibilità nella fase centrale della vita lavorativa”. E che tutti ne portino il peso in ugual misura (outsider, insider, imprese): in poche parole, rendere un po’ più instabile chi è dentro per rendere un po’ più stabile chi sta entrando. Dopo un periodo di prova di sei-otto mesi (con un forte sgravio contributivo sotto i 26 anni), l'articolo 18 si applicherebbe soltanto ai licenziamenti disciplinari, discriminatori o di rappresaglia. Per quelli dettati da esigenze aziendali, invece, sarà soltanto il costo del provvedimento, l'indennizzo, a tutelare il lavoratore, penalizzando l'impresa che ne faccia abuso: “Chi perde il posto senza propria colpa ha sempre automaticamente diritto a un congruo indennizzo, crescente con l'anzianità di servizio in modo che la protezione sia più intensa nella parte finale della vita lavorativa; e ha diritto a un'assicurazione contro la disoccupazione disegnata secondo i migliori modelli scandinavi, con premio interamente a carico dell'impresa, che si aggrava al crescere del numero dei licenziamenti”. Così Ichino riproduce nella sostanza l'effetto che avrebbe avuto il referendum proposto nel 2000 dai radicali.
Minori tutele sul posto fisso degli insider, tagliare i vincoli ai licenziamenti, in modo che le aziende possano liberare risorse, oggi “sequestrate” da interi settori o singoli dipendenti improduttivi e investirle su personale giovane e qualificato. Oltre a essere flessibili ma meno precari, i primi contratti di lavoro per i giovani sarebbero anche più sostanziosi e allettanti. E’ proprio questo che intende anche il governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, quando suggerisce di “ripartire più equamente i costi derivanti dalla maggiore flessibilità” e indica “modi, sperimentati anche in altri Paesi, per contemperare le esigenze di imprese competitive con le aspirazioni dei lavoratori che entrano nel mercato, con i bisogni di stabilità e crescita professionale di coloro che già vi sono”. Gli studi dimostrano, infatti, che esiste una correlazione tra la rigidità del mercato del lavoro e i bassi salari. In Italia si registrano i livelli salariali più bassi tra i principali Paesi dell’Ue, in particolare nelle mansioni più qualificate. Il posto fisso lo paghiamo con una busta paga leggera, ma soprattutto, l'inamovibilità degli ipertutelati è causa della precarietà e pesa sulla busta paga - di 800 euro, quando va bene - dei lavoratori flessibili. (www.decidere.net)
lavoro
legge Biagi
| inviato da contenutiecontenitori il 27/2/2008 alle 13:35 | |
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13 dicembre 2007
Fragole

Come tutti i grandi film "Il posto delle fragole" non ha un solo tema e non è riconducibile a una lettura univoca. Bisogna entrarci con lo spirito del viaggio e poi tornarvi a distanza di tempo, catturando e sentendo a seconda della propria esperienza. Le sequenze dei sogni andrebbero lasciate allo stato emotivo senza interpretarle troppo, senza fargli dire più di quello che vi dicono già. Un uomo è arrivato al termine della vita. Ha avuto successo e ha paura di morire. In questo personaggio Bergman scrive di aver condensato il personaggio del padre inavvicinabile e la relazione padre figlio è indubbiamente biografica. Ma Isac Borg quando riguarda alla propria vita è lo stesso Bergman (le iniziali non sono una coincidenza) quarantenne, che si immagina di guardare alla sua vita dai 78 anni dello scienziato. Tutte le relazioni descritte del film appartengono a una sola persona. Bergman è Borg, ma è anche il marito/figlio terrorizzato dalla paternità, è i ragazzi che si contendono la giovane Bibi Anderson, al tempo compagna del regista, ma è anche l'orrido marito che continuamente litiga con la moglie attrice. "Il posto delle fragole" non è solo la fascinazione verso l'infanzia del titolo, è anche un caleidoscopio egocentrico di immagini che riflettono una vita giunta, dantescamente, nel mezzo del suo cammino. Bergman si mette sotto esame e si assolve, grazie anche a un uomo di spettacolo straordinario come Victor Siostrom, regista-padre del cinema svedese, qui nelle vesti di attore, che si carica del volto più umano di Bergman/Borg e lo fa suo, in un raro parallelismo tra cinema e realtà, proprio pochi anni prima della sua morte. "Il posto delle fragole" andrebbe visto e rivisto, come i classici, scoprendo ogni volta un nuovo mondo, un luogo che ci appare sempre più familiare.
Il posto delle fragole
| inviato da contenutiecontenitori il 13/12/2007 alle 23:14 | |
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17 settembre 2007
Occhi negli occhi
Kafka aveva un amico, Oskar Pollak, e gli ha dedicato svariati pensieri, tra cui:
"hai rappresentato per me una finestra attraverso la quale potevo guardare le strade; da solo non avrei potuto".
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16 settembre 2007
Tra realtà e fantasia
C’era una scatola magica dove l’amore esplodeva insieme alla passione, al desiderio di non lasciarsi neppure per un istante. C’erano i sogni bambini, adulti e vecchi a far da pendant; poche ore di sonno. C’erano parole scritte sulle labbra, sui muri, sulle lenzuola umide; parole seppellite, parole nascoste, vive, attese, morte. C’erano due vite, la luna, il sole, le nubi, le stelle, la pioggia, la neve, il vento, il freddo, il caldo. C’era il cibo mangiato per fame o spalmato sul corpo in attesa dell’amore. C’era l’essenza. C’era la condanna. C’era l’insoddisfazione di chi pensava fosse troppo o troppo poco, tra le risate interminabili e il silenzio assoluto. C’era la mortificazione dell’uno e dell’altro perché quel troppo (o troppo poco) era troppo grande anche nel suo sparire all’improvviso. C'erano il vuoto e la pienezza divenuti i grandi padroni di due vite decise da nessuno e scelte per caso tra il suono delle onde e il tramontare del giorno. C’era una piazza; un uomo e una donna, un bacio strappato prima di consumare la notte. C’erano attimi di vita insostituibili, unici, che mai più torneranno, rincorsi, rubati, esausti, esauriti, sfiniti. Finiti. C’è il sipario. Tutto... non c’è più. Ci sono solo io. C’è la fantasia anche nella “nudezza” di un dettaglio dell’essere stati; dettaglio inventato (cosa importa?) o narrato perché vissuto (cosa comporta?). Quello che non c’è è il rispetto. Non c’è amore tra i tanti e i pochi narratori o inventori che a sfregio, a spregio delle iniziali mansioni infilano le loro convinzioni ovunque ci sia un piccolo spazio fino a farlo crescere e diventare enorme solo perché detentori del potere di raccontare o di dire. C’è un uomo denominato padre di tutti gli uomini che ci obbliga ad alimentarci anche quando non abbiamo fame solo per far sapere che si prende cura di noi mentre dall’altra parte ci sono migliaia di bambini, sempre figli suoi, che muoiono di fame e che potrebbe salvare anche soltanto con i rifiuti del suo festoso palazzo. E lui continua a dire: “mangia mangia, è mio dovere ricordartelo, dovere di ognuno di riempirti lo stomaco anche quando tu non avrai più la forza di chiederlo, garantendoti così la sopravvivenza”. Quale novità mi stai cantando oh padre? E’ un dovere vecchio come la coscienza del primo uomo: “aiuta il tuo prossimo, abbi cura di lui, sii responsabile, utilizza diligenza nell’espletamento della tua opera, …” ma se io non avessi più fame tu cosa faresti? E’ qui che ti devi soffermare e pensare a me; a me che non vedrò mai più il sole, la luna, la pioggia, le stelle e il viso dell’uomo o della donna che amo e che vorrei risposare domani ma non posso perché i bagagli sono lì e mi stanno dicendo che non c’è tempo, che non c’è altro. Qui, vorrei che tu mi guardassi e mi dicessi: “Figliola hai fame?”. "Padre te l’ho detto ieri che oggi non avrei mangiato. Non insistere!". Non insistere. Mi manchi di rispetto, offendi la mia dignità di donna (o di uomo) davanti alla morte indegna, schifosamente indegna, ma in questo momento più desiderata che mai. Il tuo accanimento su di me, come anche quello di alcuni medici è un volermi calpestare a tutti i costi. Ti ho chiesto umilmente più volte di non obbligarmi e di domandare: "C'è cibo, lo vuoi?" "C'è acqua, ne vuoi?" "C'è sangue, lo vuoi?" Io non voglio né cibo né acqua né sangue, te lo dico ora e ti valga anche per l'avvenire, precisando che non so a tutt'oggi il mio gruppo sanguigno. Ma tu sì, tu vuoi il mio sangue.
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16 settembre 2007
Inventando la prigione...
Sono agli arresti domiciliari. Mi chiamo Alessandra, ho gli anni di un anziano e la tristezza di un bambino a cui hanno appena sequestrato tutti i giochi e non sa quanto durerà la punizione. Ecco! Più o meno mi sento così. Non a caso ho scritto per prima la mia posizione sociale, anzi l’entità della mia pericolosità sociale aggiungendo poi il nome; in effetti il nome interessa a pochi e potrei anche averlo inventato, ciò che conta agli occhi di tutti è quell’iniziale presentazione di me stessa: un soggetto da evitare e di cui aver paura. A dire il vero, mi angoscerebbe maggiormente la poca attenzione da parte di tutti; i vicini guardano le mie finestre come un possibile punto del palazzo dal quale da un momento all’altro può partire un colpo d’arma da fuoco. Li osservo uno ad uno passeggiare qui sotto e soltanto nelle immediate vicinanze allungano il passo sbirciando con la coda dell’occhio. Sono mesi duri, difficili, interminabili; mesi in cui l’unica sensazione che avverto addosso è quella di sentirmi sporca. Con il mio uomo le cose peggiorano di giorno in giorno, lui dice che ho perso ogni margine di sensualità che dopo tanti anni mi era ancora concesso. I suoi pensieri dovrebbero scuotermi e invece non ho la benché minima forza di girare un film diverso, anche solo di scriverlo. “Le polarità di violenza e impotenza, ragione e irrazionalità, linguaggio e silenzio, intelligibile e inintelligibile” sembrano essersi impossessate di me inducendomi a versare in questo stato di imprecisione. Ho chiesto a mia sorella di trasmettere questo mio messaggio, cui faranno seguito tanti altri… di depositarlo così come chiuso dentro una bottiglia e gettato in mare.
(luglio 2007)
giustizia
carcere
giudizi
| inviato da contenutiecontenitori il 16/9/2007 alle 16:12 | |
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16 settembre 2007
Inventando Marco e la droga...
Fumo spinelli da quando avevo 15 anni, ora ne ho 37. A 27 ho conosciuto il mio fidanzato Marco e all'inizio della nostra relazione amorosa smisi completamente, solo dopo poco tempo riniziai con ancora più accanimento e spesso mi capitava di andare a letto con amici del giro realizzando un do ut des, e così ho continuato. Marco un giorno scoprì tutto e mi lasciò e io sprofondai nella disperazione. Quello che prima era soltanto un baratto per avere in cambio la mia "pace" diventò un mestiere e iniziai a prostituirmi per campare. Marco non seppe mai di questo mio comportamento e si riavvicinò a me dopo qualche mese e dopo una notte di intensa passione decidemmo di andare a vivere insieme. Cambiai completamente condotta, non feci più uso di sostanze stupefacenti, trovai un lavoro presso una pizzeria al taglio e solo dopo un mese scoprii di essere incinta. A quel punto mi crollò il mondo in testa: non sapevo di chi fosse quel figlio che avevo in grembo e decisi di non raccontare nulla a Marco e di abortire. Era troppo alto il rischio e io non me la sentivo di risprofondare un'altra volta nella favola della droga, perché tanto così sarebbe finita. Presi un appuntamento dal mio ginecologo e dopo poco mi trovai su un lettino di una sala operatoria. Non so cosa accadde in quel momento, mi sentii sventrare e nel giro di poche ore ero a casa depressa più che mai e con Marco ignaro (era un sabato pomeriggio: ricordo benissimo) che aveva voglia di fare l'amore. Non sapevo come comportarmi, cosa dire.. Inventai di avere il ciclo e mi misi a letto per allontanare la disperazione. Non dormii neanche durante la notte, soltanto all'alba della domenica presi sonno ma mi svegliai dopo un po' sommersa di sangue. Un'emorragia di cui ancora si hanno indubbie origini. Mi portarono con urgenza in ospedale e dovettero intervenire per salvarmi quell'unico pezzo di ovaio che mi fa ancora oggi ben sperare che io possa un giorno avere di nuovo un bimbo. A Marco dovetti dire ogni cosa e lui non poté tollerare, così la nostra storia si concluse. Tornai a casa dai miei e nel frattempo persi il lavoro. Pur di riconquistare Marco ero disposta a tutto e così andai in una comunità neocatecumenale dove però di nascosto ci fornivano cocaina e così iniziai a gradire anche questo tipo di sostanza. Ora purtroppo mi debbo interrompere perché emotivamente la storia mi sconvolge ancora e non riesco ad andare oltre.
(giugno 2007)
droga
| inviato da contenutiecontenitori il 16/9/2007 alle 16:7 | |
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16 settembre 2007
Inventando le offese...
Senza rendermene conto mi ero costruita (mi avevano costruito?) una bella gabbia, una prigione dalla quale non riuscivo più ad uscire. Quasi due anni fa sono stata violentata da un uomo, una sera mentre uscivo da un club privato che di solito frequentavo dopo il lavoro. Mi ero iscritta perché avevo una gran passione per il gioco delle carte, era il mio passatempo preferito. A volte vincevo ma molto dipendeva dalla quantità di bari che si sedevano al mio tavolo. Poi quel fatto tragico. Un uomo dal volto coperto iniziò a pedinarmi e nella via più scura della città mi prese e mi spinse dentro il portone di un palazzo antico. Non riuscii a difendermi, mi imbavagliò, mi strappò la gonna (era estate!) e fece tutto il suo comodo con una violenza di cui ancora oggi sento il dolore. Non penetrò soltanto il mio sesso, penetrò la mia anima, il mio cervello, la mia dignità. Penetrò la mia essenza di donna incapace di opporsi perché dotata di forze ridotte rispetto all'uomo. Mi lasciò lì, sull'angolo, ai piedi delle scale. Mi trovarono in stato di semi-coscienza due anziane signore (L. e P.) rientrando e fui accompagnata in ospedale dove rimasi per circa due giorni. I lividi, invece, rimangono ancora adesso. Intervenne anche la polizia ma misero in discussione ogni mia parola e poco si fece per rintracciare l'uomo; qualche piccola riga sul giornale rese una finta giustizia poiché mancava il nome e quindi la punizione. Una volta recuperate le forze presi l'iniziativa di cercare da sola quel volto; ce l'avevo impresso nel sonno, nella veglia, ovunque, a volte mi capitava di vederlo riflesso nello specchio mentre mi lavavo i denti o mi struccavo gli occhi. L'ho cercato per quasi due anni. L'altra mattina sono andata al mercato e mentre acquistavo la frutta ho visto davanti a me una coppia che si baciava; lei avrà avuto più o meno 20 anni, lui sulla trentina inoltrata. Senza capire il perché il mio cuore si è accelerato di colpo, ho iniziato a tremare e a balbettare... Pensavo di svenire da un momento all'altro. Era lui! L'uomo che mi ha distrutto per sempre la vita. Era lì davanti a me ed aveva una donna (una brava ragazza) al suo fianco. Avrei voluto tirargli tutte le arance della cassa di fronte, avrei voluto strillare come una pazza ed avere il mio riscatto, avrei potuto additarlo come il peggiore dei criminali... Sapete cosa ho fatto? Non ho detto niente. Ho pagato la mia frutta e me ne sono andata. Voltandomi ho incrociato il suo sguardo. Anche lui mi aveva riconosciuta e non dimenticherò mai quel sorriso perfido a cui auguro tutto il male del mondo. Spero di potermi innamorare di un uomo speciale a cui confidare il mio segreto. Spero di poter essere amata da un uomo speciale a cui non pesi il mio segreto. Ho la più grande carenza dell'amore... Deve essere bello il sentirsi amata. Io non lo so... e mi piacerebbe che ciò accadesse.
(giugno 2007)
donne
uomini
offesa
| inviato da contenutiecontenitori il 16/9/2007 alle 15:55 | |
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16 settembre 2007
Inventando i preparativi...
Come ben sapete sono alle soglie del mio tanto ambito matrimonio e non ho più tempo neppure per "pisciare"!! Abbiamo scelto la chiesetta come vi dicevo, quella in collina dove si sono sposati i miei genitori, tutti gli zii, nonché i nonnini e capirai che faticaccia contattare la Curia perché è ubicata fuori dalla Diocesi..!!! O mio Dio!!!! non faccio altro che sognare quel giorno. Pietrino entrerà accompagnato da sua madre, quella vecchia strega (commento personale); nell'ala destra ci saranno i suoi parenti, in quella sinistra i miei e vicino all'altare tutti gli amici che canteranno per noi, compresa Lucetta la sua Ave Maria. Io arriverò con 15 minuti di ritardo (esatti) e sarò preceduta da un corteo di 15 paggetti (15 perché il numero pari mi ha sempre portato iella). Avrò un abito bellissimo, in sintonia con il mio essere quotidiano, rigorosamente bianco, con lavorazioni di pizzo e seta sulla gonna, mentre il corpetto è rivestito interamente di perle color avorio. Il velo è lungo 17 metri e dalla metà si dirama un'altrettanta scia di perle: pesa tantissimo!! Spero di non inciampare e di non sudare troppo, anche se l'ho scelto così scollato proprio per evitare di accaldarmi eccessivamente. Ho deciso di abbinare il bianco e l'avorio perché il bianco è simbolo di purezza mentre l'avorio di raffinatezza e io credo di incarnare entrambi i simboli. Ho anche un copri spalla di chiffon per quando toglierò il velo. Le scarpe sono con il tacco altissimo ma largo così eviterò l'appesantimento e il gonfiore delle caviglie e i guanti sono lunghissimi fino al bicipite. Mia suocera, poi, che le prendesse un colpo secco, oltre al vestito mi ha regalato una parure di gioielli in oro bianco perché secondo lei il collo nudo stava male, ma non mi piace affatto.. anzi forse indosserò solo gli orecchini a campanella. Pietro indosserà il tight semplice grigio (abbiamo speso poco, lui non ci tiene). Solo su una cosa mi sono imposta: i gemelli doppi e d'oro e un rolex che gli ho regalato per provare la nostra nuova carta di credito dove ci verso anche il mio stipendio di operatrice call-center part-time visto che abbiamo scelto il regime di comunione di beni. Ah, il bouquet è favoloso e ricadente con tutti i fiori che si abbinano al trucco. Ho scelto un makeup rosato, unica eccezione il rossetto rosso fuoco (mi piace così, lo sai). Domani devo andare dall'estetista a fare le prove trucco e un trattamento per il corpo.. quando torno se mi rimane un pò di tempo continuo a raccontare.
(maggio 2007)
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16 settembre 2007
Inventando Melinda...
Ciao, mi chiamo Melinda e ormai da quattro anni, causa la disoccupazione giovanile a tutti ben nota, svolgo con estremo PIACERE la professione di donatrice di amore e di elargitrice (a pago, s'intende) di sesso e di sentimento. Ho 25 anni e sono nata in un piccolo paese della Calabria; ricordo che quando ero piccolina mi piaceva molto giocare con gli amichetti, di solito ci ritrovavamo nel sottoscala, e alla fine come penitenza uno di loro (perché io vincevo sempre) mi toccava la patatina. Una volta, Marco andò anche oltre, si approfittò del fatto che fossimo rimasti soli e facemmo petting. Pretese che lo masturbassi. Da lì è nato un vero e proprio trasporto per il sesso maschile, per il fallo (ecco!) e non posso farne a meno, indipendentemente dal "lavoro" che svolgo. Se non ho almeno un rapporto sessuale ogni giorno, impazzisco, cado in depressione, inizio a soffrire di palpitazioni e di insonnia... diventa proprio un malessere fisico... ho l'inguine che mi fa male, la pancia che si gonfia, spesso anche cistite e meteorismo. Così, detto fatto, ho iniziato a lucrarci su questa mia passione; c'è chi lo fa con la musica, chi con la pittura, chi con le poesie... io lo faccio con il mio corpo, per stare bene, per trarre godimento, piacere. I clienti li seleziono accuratamente, ormai ne ho 25 fissi. Oggi pomeriggio è arrivato Umberto, il mio cavallo di battaglia. A lui piace sodomizzarmi. Inizia a darmi indicazioni il venerdì sera, mi fa recapitare l'intimo il sabato mattina e arriva puntuale come uno svizzero alle 15, fumando uno spinellone di erba. Oggi ha portato persino una bottiglia di champagne. Ha detto che si doveva festeggiare... la vacanza della moglie. Pare sia partita per Cortina, insieme alle colleghe di lavoro. Dovete sapere che lui e la moglie non hanno ormai più rapporti sessuali da 2 anni perché da quando lui si è preso questa fissa per il sesso anale lei non ne ha voluto più sapere. Ormai è cliente da anni... è benestante e anche sindacalista, impegnato politicamente.. un uomo che pensa di dare il potere al popolo mentre in realtà serve soltanto lo Stato e tutte le organizzazioni che gli gravitano intorno. Un uomo che se dovessi sceglierlo per la vita mi farebbe schifo, ha i denti neri, la pelle rovinata, l'alito pesante, in sovrappeso, ma visto che paga bene me lo tengo stretto stretto e cerco di resistere. Adesso ho avuto notizia che ci sarebbe l'intenzione da parte dello Stato di tassare il lavoro di quelle che fanno la mia stessa professione, e io sono contrarissima... perché dovrei dare allo Stato una parte dei miei sudatissimi guadagni? Io i soldi li faccio con il sudore della fronte oltre che delle cosce, cosa credono questi? E consideriamo che sono fortunata perché sono autonoma mentre le mie amiche sono sulla strada, senza alcuna considerazione da parte di questo cazzo di Stato, che le ignora completamente, sottoposte a sfruttamento quotidiano di magnacci che ci lucrano, che le fanno arrivare in Italia, dall'estero, abbagliandole con prospettive allettanti... questo cazzo di Paese che non è stato mai capace di limitare il fenomeno, mai, mai, perché è un po' come il discorso "legalizzazione della droga", allo Stato non conviene... oggi cosa fa? mi dice che io dovrei pagare le tasse!! Non ci sto, cazzo. Non ci sto. Devo terminare in fretta questo mio scritto perché sta per arrivare Alcide, un affezionatissimo cliente del sabato pomeriggio, ma avrò occasione di ritornare sull'argomento (anche perché sono molto incazzata con lo Stato) in una mia prossima visita su questo straordinario blog.
(maggio 2007)
(Bocca di rosa, F. De Andre')
La chiamavano bocca di rosa metteva l'amore metteva l'amore la chiamavano bocca di rosa metteva l'amor sopra ogni cosa. Appena scese alla stazione del paesino di Sant'Ilario tutti si accorsero con uno sguardo che non si trattava di un missionario. C'e' chi l'amore lo fa per noia chi se lo sceglie per professione bocca di rosa né l'uno né l'altro lei lo faceva per passione. Ma la passione spesso conduce a soddisfare le proprie voglie senza indagare se il concupito ha il cuore libero oppure ha moglie. E fu così che da un giorno all'altro bocca di rosa si tirò addosso l'ira funesta delle cagnette a cui aveva sottratto l'osso. Ma le comari di un paesino non brillano certo d'iniziativa le contromisure fino al quel punto si limitavano all'invettiva. Si sa che la gente dà buoni consigli sentendosi come Gesù nel tempio si sa che la gente dà buoni consigli se non può dare cattivo esempio. Così una vecchia mai stata moglie senza mai figli, senza più voglie si prese la briga e di certo il gusto di dare a tutte il consiglio giusto. E rivolgendosi alle cornute le apostrofò con parole acute: "Il furto d'amore sarà punito -disse- dall'ordine costituito". E quelle andarono dal commissario e dissero senza parafrasare: "Quella schifosa ha già troppi clienti più di un consorzio alimentare". E arrivarono quattro gendarmi con i pennacchi con i pennacchi e arrivarono quattro gendarmi con i pennacchi e con le armi. Il cuore tenero non è una dote di cui sian colmi i carabinieri ma quella volta a prendere il treno l'accompagnarono malvolentieri. Alla stazione c'erano tutti dal commissario al sagrestano alla stazione c'erano tutti con gli occhi rossi e il cappello in mano. A salutare chi per un poco senza pretese, senza pretese a salutare chi per un poco portò l'amore nel paese. C'era un cartello giallo con una scritta nera, diceva: "Addio bocca di rosa con te se ne parte la primavera". Ma una notizia un po' originale non ha bisogno di alcun giornale come una freccia dall'arco scocca vola veloce di bocca in bocca. E alla stazione successiva molta più gente di quando partiva chi manda un bacio, chi getta un fiore, chi si prenota per due ore. Persino il parroco che non disprezza fra un miserere e un'estrema unzione il bene effimero della bellezza la vuole accanto in processione. E con la Vergine in prima fila e bocca di rosa poco lontano si porta a spasso per il paese l'amore sacro e l'amor profano.
prostituzione
| inviato da contenutiecontenitori il 16/9/2007 alle 15:41 |
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16 settembre 2007
Le ventun regole per lo scrittore
- Abbi fede - non cinismo.
- Osa sognare.
- Non pensare alla pubblicazione.
- Scrivi per il piacere di farlo.
- Invoglia il lettore a girare pagina.
- Dimentica la politica (lascia trasparire le tue convinzioni).
- Dimentica l'intelletto.
- Dimentica l'ego.
- Sii un iniziatore.
- Accetta il cambiamento.
- Non pensare che la tua mente abbia bisogno di essere alterata.
- Non aspettarti approvazione per aver detto la verità.
- Usa qualunque cosa.
- Ricorda che scrivere è pericoloso, se vale qualcosa.
- Mettici del sesso (il corpo, il mondo fisico)!
- Dimentica i critici.
- Dì la tua verità, non quella del mondo.
- Resta con i piedi per terra.
- Ricordati di essere selvaggio!
- Scrivi per il bambino che c'è in te e negli altri.
- Non ci sono regole.
(Sedurre il demonio, Erica Jong, Bompiani)
Il 21° punto mi piace molto ;-). Tutto potrei diventare fuorché scrittrice.
scrivere
| inviato da contenutiecontenitori il 16/9/2007 alle 14:28 | |
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